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Salis chiama Genova al voto sul referendum: «Qui si difende l’indipendenza della magistratura». Poi torna sul caso Bucci-Secolo XIX – VIDEO

Per Luca Pirondini il nodo è tutto politico: la riforma, sostiene il senatore del Movimento 5 Stelle, nasce per «consentire alla politica di controllare la magistratura»

Teatro della Gioventù pieno, platea partecipe e toni tutt’altro che notarili per un appuntamento che a Genova ha assunto subito un peso politico molto marcato. L’incontro “La vera posta in gioco”, con il senatore del Movimento 5 Stelle ed ex magistrato antimafia Roberto Scarpinato, è diventato il palcoscenico di un attacco frontale alla riforma costituzionale della magistratura su cui gli elettori saranno chiamati a esprimersi il 22 e 23 marzo. A scandire il senso della giornata sono stati soprattutto gli interventi del senatore Luca Pirondini e della sindaca Silvia Salis, che ha saldato il tema della giustizia a quello, più ampio, dei contrappesi democratici e della libertà d’informazione.

A rompere il ghiaccio è stato Luca Pirondini, che ha insistito sulla necessità di spiegare il contenuto vero della riforma al di là degli slogan. «Non è un pubblico comizio» ha detto, rivendicando per l’iniziativa l’obiettivo di essere «una spiegazione di quello che c’è dietro questa riforma, che solo una persona come Roberto Scarpinato può raccontare in modo così chiaro». Ma il passaggio più netto del suo intervento è arrivato quando ha indicato senza giri di parole la lettura politica del Movimento 5 Stelle: «Questa riforma viene proposta per un motivo preciso, e cioè consentire alla politica di controllare la magistratura». Una frase che ha fissato la cornice dell’intero incontro e che ha fatto da ponte con l’intervento successivo della sindaca.

Silvia Salis ha parlato al pubblico con un tono diretto, quasi da mobilitazione, chiedendo uno sforzo personale a chi era in sala: «In questi giorni sta avvenendo il sorpasso del No e abbiamo bisogno che ognuno di voi sensibilizzi gli altri ad andare a votare». Poi ha allargato il discorso, sostenendo che la posta in gioco non riguardi un semplice aggiustamento tecnico del sistema giudiziario, ma un cambiamento di equilibrio tra poteri dello Stato. «Siamo di fronte a una riforma che non migliora in nessun modo il sistema della giustizia per i cittadini, anzi. Siamo di fronte ad una riforma che vuole cambiare il sistema di potere che c’è tra la politica e la magistratura». Nella lettura della sindaca, il cuore del problema è tutto lì: non una riforma pensata per rendere la giustizia più efficace, ma un intervento che finirebbe per ridimensionare l’autonomia dell’ordine giudiziario.

La sindaca ha insistito soprattutto sul tema del sorteggio, usandolo come chiave per rendere comprensibile un argomento complesso anche a chi non mastica diritto costituzionale. «Dicendoci che in fondo è meglio sorteggiarli i magistrati perché sono politicizzati. Quindi levando credibilità alla magistratura», ha affermato, per poi tradurre il ragionamento in una domanda volutamente semplice e diretta: «Ma tu vorresti che a gestire il tuo futuro ci fosse una persona che è sorteggiata? Che merito c’è nel sorteggio?». E ancora, con un paragone politico-istituzionale molto chiaro: «Pensate al Consiglio superiore della magistratura come al parlamento della giustizia: ma noi vorremmo il parlamento con persone che sono sorteggiate a caso tra gli abitanti?». È su questo terreno che Silvia Salis ha cercato di trasformare una materia tecnica in un tema di buon senso democratico.

Ma il passaggio politicamente più pesante del suo intervento è arrivato quando ha fatto riferimento anche a ciò che sta accadendo in questi giorni sul fronte del rapporto tra istituzioni e informazione, evocando apertamente il caso BucciIl Secolo XIX. Per la sindaca, il referendum non può essere letto isolatamente, perché si inserisce in un clima in cui, a suo giudizio, i poteri di controllo vengono vissuti con fastidio dalla destra di governo. «Ci deve fare paura una politica che vuole mettere le mani su un potere che deve essere indipendente. Purtroppo la destra questo vizio ce l’ha. Danno fastidio tutti gli organi di controllo, dà fastidio la magistratura come evidentemente danno fastidio i giornalisti». Con questo passaggio Silvia Salis ha saldato il tema dell’indipendenza della magistratura a quello della libertà di stampa, inserendo anche la vicenda che coinvolge il presidente della Regione Marco Bucci e Il Secolo XIX in una riflessione più ampia sulla tenuta democratica dei contrappesi.

Da qui la conclusione, che è suonata come un appello politico in piena regola: «Anche questo dobbiamo ricordare quando siamo di fronte a chi vuole limitare il potere di controllo. Vogliamo la garanzia di continuare a rimanere liberi: è per questo che vogliamo votare No al prossimo referendum e vogliamo che il No vinca». E ancora, in chiusura: «Anche per dare una risposta a questo governo che c’è un limite a tutto e questo limite si chiama Costituzione della Repubblica italiana».

Dopo gli interventi politici, Roberto Scarpinato ha portato sul palco una lettura storica e istituzionale del rapporto tra magistratura e potere. L’ex magistrato antimafia ha sostenuto che la riforma proposta dal governo rischi di alterare in modo profondo l’impianto costituzionale, ridimensionando il ruolo del Consiglio superiore della magistratura, modificando i meccanismi disciplinari e aumentando il peso della componente di nomina politica negli organi di autogoverno. Ha criticato anche la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri e la creazione di un nuovo organo disciplinare, interpretando queste novità come un possibile vulnus all’indipendenza dell’ordine giudiziario. Il senso del suo intervento è stato riassunto in una formula netta: «La vera posta in gioco è evitare che si torni a una giustizia debole con i forti e forte con i deboli».

L’incontro genovese, insomma, non è stato soltanto un momento di approfondimento sul referendum. È diventato anche il luogo in cui una parte del centrosinistra e il Movimento 5 Stelle hanno provato a costruire un racconto politico unitario: la riforma della magistratura come attacco ai poteri indipendenti, la questione BucciIl Secolo XIX come sintomo di un clima ostile ai controlli, il referendum come passaggio per ribadire il confine tra maggioranza di governo e architettura costituzionale. E proprio questa saldatura tra giustizia, libertà d’informazione e garanzie democratiche è stata la cifra più evidente della serata genovese.


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